» 29 lug 2021

Pesce azzurro al collasso

branco di Sardineporto peschereccioL’inchiesta realizzata da Greenpeace si focalizza su Chioggia che, insieme al vicino porto di Pila di Porto Tolle, è uno dei porti più importanti in Italia e tra i primi in Mediterraneo per la pesca di pesce azzurro, con una notevole quota della produzione nazionale immessa sul mercato italiano ma anche, in parte, esportata. Il principale metodo di cattura utilizzato dai pescatori locali per la pesca di queste specie è “volante a coppia” che consiste nell’uso di una reteimage015 sospesa a mezz’acqua trainata contemporaneamente da due imbarcazioni “gemelle”. Negli ultimi anni questo sistema di pesca sta tendendo a soppiantare il più tradizionale sistema della “lampara”, dove una forte luce concentra i banchi di pesce azzurro che sono catturati da una rete cheimages (4) circonda il banco (rete a circuizione o “cianciolo”). Nonostante l’Adriatico del Nord fornisca condizioni ottimali per lo sviluppo dei popolamenti ittici di acciughe e sardine, i dati scientifici degli ultimi 40 anni mostrano un declino delle popolazioni di entrambe le specie. La figura in basso a sx mostra una stima della biomassa di sardine e acciughe in Adriatico centrosettentrionale, confrontata con la capacità di pesca delle “volanti” di Chioggia e Pila di Porto Tolle in Veneto. Il rapporto di Greenpeace mostra come ilpesce-azzurro-al-collasso_briefing--web governo italiano nel corso degli anni abbia di fatto promosso un incremento della pressione di pesca su  queste specie nel nord Adriatico permettendo un aumento del numero delle imbarcazioni autorizzate, e della stazza delle stesse, anche grazie all’artificio delle licenze di “pesca sperimentale” che di sperimentale non avevano nulla: una vera e propria flotta fantasma che alla fine è stata “regolarizzata”. Tutto ciò
ha messo a rischio la salvaguardia dei popolamenti ittici e la redditività del settore, mentre il sovra sfruttamento di alici e sardineAcciughe fresche OVERFISHINGfromPEW(“overfishing”) ha innescato un circolo vizioso: la diminuzione del prodotto ha causato un aumento dei prezzi di mercato stimolando l’incremento della pressione di pesca. L’aumento della capacità di pesca nei porti di Chioggia e Pila di Tolle ha attirato l’attenzione della politica e dell’opinione pubblica, senza che le istituzioni, e in particolare il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, siano state in grado di fornire risposte chiare che spiegassero le ragioni dell’aumento della capacità  di pesca per leWater-Overfishing-reeling-in-the-food-cycle-695x463 volanti. Ma c’è di più: la ricerca di Greenpeace ha rivelato il ricorso alla pratica del rigetto in mare di acciughe e/o sardine, soprattutto durante il periodo estivo quando il prezzo di mercato delle specie non è conveniente. Ovvio che tali rigetti non sono registrati nelle statistiche ufficiali di pesca e che il reale quantitativo totale di pesce azzurro catturato è quindi sottostimato. Considerando anche che, come dimostrano le ricerche scientifiche, talvolta sono catturatebarca-da-pesca-professionale-per-sardine-35880-2861549 acciughe e sardine giovanili si comprende perché i dati registrati non sono sufficienti per determinare se le catture siano sostenibili oppure no. Quel che è certo è che studi recenti dimostrano che nell’Adriatico settentrionale la quantità di acciughe e sardine di grandi dimensioni è diminuita. La pesca del pesce azzurro in Veneto costituisce un esempio di cattiva gestione delle risorse ed è solo un “caso studio” di un sistema come quello italiano che, a fronte di una flotta di pesca tra le maggiori in Europa, èimages (10) noto per la sua riluttanza ad applicare i regolamenti di pesca dell’UE.La storia delle reti pelagiche derivanti d’altura, meglio note come “spadare”, lo dimostra: per tale vicenda l’Italia condivide con Panama il poco onorevole primato di essere elencata – nei rapporti 2009 e 2011 pubblicati dal Dipartimento del Commercio USA – tra gli Stati i cui pescherecci esercitano pesca “pirata”. La storia delle spadare continua nonostante l’Italia abbia ricevuto nel corso degli anni contributi economici dall’Unione Europea (che in parte ha dovuto restituire) e nonostante siano in corso procedure d’infrazione che rischiano di costare care al nostro Paese. Problemi come quelli descritti nel rapporto di Greenpeace non sono limitati all’Italia e devono essere risolti dalla riforma, in corso, della politica comune della pesca.

Per questo Greenpeace chiede ai governi dell’UE e al Parlamento Europeo di concordare nuove leggi per:
- richiedere una valutazione delle capacità di pesca  esistenti rispetto ai limiti di cattura sostenibili;
- eliminare la capacità di pesca in eccesso, smantellando per primi quei pescherecci che attuano pratiche di pesca non sostenibili e sono di dimensioni eccessive;
- richiedere dettagliati piani nazionali di riduzione della capacità di pesca, con giusti criteri per le dismissioni, obiettivi e scadenze;
- arrestare il flusso di sussidi pubblici verso pratiche di pesca non sostenibili e distruttive, investendo piuttosto in misure di pubblica utilità  quali il ripristino e il mantenimento degli stock, la salvaguardia dell’ambiente marino, le attività di monitoraggio e controllo, la raccolta di dati e le valutazioni scientifiche;
- promuovere attività di pesca sostenibile, socialmente eque e a basso impatto ambientale, e garantire un controllo efficace della flotta comunitaria, sia che operi nelle acque comunitarie che fuori di esse;
- fissare quote di cattura che siano conformi ai dati scientifici per un prelievo sostenibile;
- garantire il raggiungimento di obiettivi di conservazione per il raggiungimento di un ambiente marino sano, anche creando riserve marine per proteggere specie e habitat.


Scarica qui il  rapporto Blue Gold in Italy

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