» 2 lug 2020

P311 il relitto conteso

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La notte dell’ 8 Dicembre 1942, dal porto de la Valletta a Malta esce il sottomarino inglese HMS P311 per una missione segreta. Sulla coperta del sommergibile vi sono infatti due lunghi tubi che contengono i mezzi subacquei Chariot 10 e Chariot 18 con i quali hanno l’ordine forzare la base navale di La Maddalena per tentare l’affondamento degli incrociatori pesanti Trieste e Gorizia. L’operazione ha il nome in codice di Principle e secondo gli alti comandi inglesi doveva essere la risposta all’audace attacco italiano con mezzi analoghi nel porto di Alessandria, quando due “maiali” affondarono nel dicembre del 1941 le corazzate HMS Valiant,  HMS Queen Elizabeth e la petroliera Sagona. CjT-puiXEAEAcCM

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Dopo alcuni giorni di navigazione in acque pericolose e pattugliate dalla Marina italiana e da quella tedesca il P311 segnala via radio la sua ultima posizione  alle ore 18.30 del 30 dicembre, in lat. 38°10’N. long. 11°30’E. Saranno le ultime segnalazioni del sommergibile inglese. In una notte dei primi di  gennaio 1943  il P 311  incappa in un campo minato poco al largo dell’Isola di Tavolara ed affonda con l’equipaggio di 61 uomini e i 10 operatori dei Chariot,  a seguito dell’esplosione con una mina.2017-01-17_1713 2017-01-17_1725

Da allora il relitto dell’ HMS  P 311 ha sempre rappresentato un mistero per numerosi cacciatori di relitti italiani e stranieri che hanno tentato di identificare invano il luogo preciso dell’affondamento. Poi la scorsa primavera Massimo Domenico Bondone,  un subacqueo genovese  con il supporto tecnico e logistico dell’ Orso Diving di Corrado Azzali con sede a Poltu Quatu è riuscito a circoscrivere la probabile area dell’affondamento del sommergibile inglese, grazie all’interpretazione ed alla precisa localizzazione, nell’area in questione,  dei campi minati ricavata dagli appassionati dell’ AIDMEN   (Associazione Italiana Documentazione Marittima e Navale).2017-01-17_17162017-01-17_1715Ha infatti ritrovato il relitto dell’ HMS P 311 su un fondale di 90 mt a circa 6 miglia al largo di Tavolara, riaprendo la sua triste storia. Lo scafo riporta un ampio squarcio a prua, causato verosimilmente dall’esplosione con una mina ma è intero e si presume che le camere stagne interne abbiano retto all’esplosione e non siano state invase dall’acqua. I  cassoni in coperta che contenevano i Chariot risultano ben distinguibili, in un video al lato dello scafo. Il relitto è abitato da numerose cernie ed è letteralmente tappezzato di gamberetti e di castagnole rosa.image (2)image Alla notizia del ritrovamento l’anno scorso la Royal Navy tramite suoi portavoce aveva espresso l’intenzione di non voler  operare per un recupero del relitto e quindi dei corpi dei marinai chiusi ancora al suo interno, appellandosi alla legge internazionalmente riconosciuta che affida ai relitti il ruolo di tombe sott’acqua per custodire in eterno i corpi . Il P 311 era nuovo ed alla sua prima missione e fu affidato al Capt. Richard Cayley esperto sommergibilista con all’attivo decine di missioni.  Al suo rientro avrebbe preso il nome definitivo di HMS Tutankhamon, ma il suo nome resterà per sempre impresso come P 311.


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