» 4 lug 2020

Xesta Flap slow pitch jig

XESTA-SLOW-JIGSAbbiamo avuto la fortuna di avere per le mani gli ultimi Xesta Flap,   jig studiati per la tecnica definita “slow pitch jerk”  una modalità di recupero  del vertical jigging  che prevede movimenti molto lenti e cadenzati e che quindi  si differenzia dal “fast pitch jerk”; quei movimenti veloci da “tarantolati” con i quali moltissimi hanno da subito identificato il vertical jigging da noi in Italia. Quindi niente di nuovissimo ed originale sotto l’aspetto generale, canne e jigs da slow jerk sono presenti  sul mercato jap da anni ma sicuramente una ventata di novità per alcune peculiarità specifiche di questi Flap, che vedremo nei dettagli in seguito, che sta rinvigorendo di nuovo interesse tutto  il mondo del  vertical jigging, dopo un silenzio di  alcuni anni.

XESTA-SLOW-JIGS-Cover

XESTA-SLOW-JIGS-viste-globali

 XESTA-SLOW-JIGS-profili-lati

I Flap hanno la forma tipica dei jig dedicati allo slow jerking e che assomiglia ad una larga foglia appiattita, da qui anche il nome di “leaf jigs” con i vertici  appuntiti ed il corpo largo e corto. Le due facce sono assimetriche, quella superiore ha profilo tondeggiante con due piccoli solchi sulla parte anteriore dove è posizionato il grande occhio adesivo mentre la faccia inferiore ha in profilo prismatico che ricorda quello di un diedro alare comunemente detto ad “ala di gabbiano” mentre  il baricentro è concentrato sostanzialmente  nella parte centrale.  Questa disposizione dei pesi e il profilo fanno si che con il richiamo nella fase di recupero,  questi artificiali scivolano letteralmente di fianco in volute e traiettorie imprevedibili ma questa è una caratteristica che possiedono un pò tutti gli slow pitch jigs.XESTA-SLOW-JIGS-recupero-lineare

Dalle prime prove pratiche, effettuate sia in Mediterraneo che ai tropici, in un recente viaggio alle Maldive, è apparso da subito chiaro che questo Flap aveva qualcosa di diverso rispetto a tutti gli altri “leaf jigs” omologhi,  si è potuto constatare infatti che grazie al particolare profilo a cui abbiamo accennato prima, questo jig anche durante un recupero del tutto  lineare e regolare compie un movimento autonomo  e sinuoso che lo porta a compiere una sorta di “S” tipica invece di altri artificiali  e che risulta decisamente adescante nella fase di richiamo sulla jerkata lunga, portata alta con la canna ben oltre la testa.

 

XESTA-SLOW-JIGS-recupero-slow-pitch-jerk

Sulla jerkata corta, ottenuta più con il recupero cadenzato sul mulinello che non con il movimento della cima della canna, abbiamo invece il classico movimento laterale che rende questa tipologia di  jigs così particolari. Una sbandata  molto accentuata ottenuta grazie alla forma piatta ed al baricentro centrale che può essere coordinata nella sua ampiezza agendo sempre sulla manovella del mulinello con recuperi e stop più o meno numerosi. Di seguito alcuni esempi di armature consigliate:XESTA-SLOW-JIGS-configurazione-classica

Questa è l’armatura classica con due assist hook Claw Xesta con ami giapponesi Kinryu  in posizione contrapposta. Il doppio assist in coda è necessario nella tecnica dello slow jerking poiché il jig lavorando spesso nella posizione orizzontale, viene attaccato proprio nella sua fase di momentaneo “stand by” in cui abbiamo anche il rilascio della lenza e per un attimo non abbiamo il perfetto controllo del jig, per cui in questo modo aumentano le possibilità di ferrata alla cieca.XESTA-SLOW-JIGS-doppio-assist-light

Nei casi  stessimo pescando su fondali accidentati e con elevato rischio di incaglio è consigliabile eliminare gli assist in coda come in questo esempio.XESTA-SLOW-JIGS-doppio-assist

Nelle circostanze in cui dovessimo confrontarci con prede di dimensioni medie e di buona taglia, sarebbe buona norma sostituire gli assist da light con due robusti ami da jigging classico, qui sempre in versione doppia e contrapposta che sapranno meglio sostenere il combattimento con avversari  più grandi e combattivi.XESTA-SLOW-JIGS-assist-e-octopus

Infine un idea per coloro che provenendo dall’inchiku proprio non sanno rinunciare al classico octopus colorato, qui inserito in un tradizionale amo da jigging con cordino corto.

VALUTAZIONI FINALI

Xesta tabella coloriI Flap Xesta sono disponibili al momento  in 5 differenti grammature 80gr. – 100gr.- 120gr. – 150gr. – 180gr,  e in 7 colorazioni tra cui alcune del tipo glow, fosforescente,  con le originali strip ma da maggio prossimo arriveranno nuove colorazioni e pesi. Prima di andare alle considerazioni di rito occorre fare una piccola premessa per quanto riguarda l’attrezzatura più in  generale adatta e consigliata per la tecnica dello slow pitch jerk che è sostanzialmente costituita da canne ad azione regular paraboliche del tipo di quelle da kabura e inchiku per intenderci, abbinate ad un mulinello rotante di dimensioni compatte ma in grado di contenere agevolmente circa 250/300 mt. di trecciato da PE 1.5 – Pe 1.0 cioè con carico di rottura da 20lb e 15lb.  Questo preamboloDSC_0062 era assolutamente necessario poiché nel caso dello slow pitch jerk abbiamo la necessità di avere una estrema sensibilità nella cima che deve reagire come una molla morbida ma reattiva che ci permetterà  di  muovere nella maniera più corretta questi artificiali, cosa che una canna rigida non ci consente. Anche il mulinello rotante è funzionale al movimento dei jigs per la sua estrema versatilità nel cadenzare il recupero e soprattutto per la sua maggiore potenza di recupero che ci agevolerà enormemente nel caso di questi artificiali che per la loro particolare forma allargata e piatta offrono comunque  una discreta resistenza in acqua su fondali elevati. Le prove effettuate anche in Italia, non solo ai tropici dove di pesci ce ne è sicuramente di più, hanno dimostratoXesta Flap e yellowfin che questi jigs ma soprattutto il movimento più lento abbinato alla forma particolare hanno ancora la proprietà di attrarre qualche pesce, anche se dobbiamo forse anche dire che da noi lo slow pitch jerk non ha mai attecchito realmente e che il vertical jigging è stato in molte sue componenti quasi “italianizzato” utilizzando spesso  canne non adatte, sfornate a getto continuo da aziende che con il mare e le nuove tecniche avevano ben poco da spartire. Forse non è questa la sede più adatta ad una disamina del vertical jigging e delle  cause della sua disaffezione ma sicuramente ha giocato un ruolo importante anche  una certa uniformità e ripetitività generalizzata della tecnica senza approfondire adeguatamente le diverse  varianti che pure c’erano già  parecchi anni fà; oltre sicuramente al fatto che il light jigging è stato quasi da subito identificato con l’inchiku.  E’ questo forse il segreto del notevole interesse che gira attorno a questi jigs di ultima generazione che all’atto pratico, con l’utilizzo di attrezzi più leggeri,  permettono una azione lenta e ritmata non eccessivamente defatigante, consentendo di insidiare pesci di varie specie sia di fondo che di mezz’acqua; riuscendo così ad adattarsi  perfettamente alle diverse conformazioni dei fondali presenti lungo le nostre  coste italiane. Il che, tenendo anche conto che spesso i pesci era già diversi anni che non vedevano più i ferri e quindi avevano forse perso in parte la loro diffidenza, apre sicuramente una nuova stagione per questa tecnica che ovviamente solo il tempo e le prossime esperienze potranno confermarci.


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