» 12 dic 2017

Orate a bolentino

Foto-di-gruppo-di-una-giornata-da-ricordare

Un tutorial di stagione dedicato alla pesca dalla barca a bolentino alle grandi orate (Sparus auratus) che in questo mese di ottobre e novembre si radunano in grossi branchi su secche più o meno estese a profondità non elevate per il ciclico rituale della riproduzione. E’ quello che in gergo si definisce “montone” una aggregazione cospicua di diversi esemplari di maschi e grosse femmine riproduttrici che puntuali ad ogni autunno,  si radunano in zone ben determinate e circoscritte dove le fattrici rilasciano milioni di uova che vengono fecondate dai maschi al seguito. BOLENTINO-ORATE-IN-MONTONE

Un raduno con centinaia di esemplari di orate tutte circoscritte in una area ben delimitata è una occasione imperdibile, pari solo alla difficoltà di conoscerne l’esatta ubicazione. Infatti  questi hot spot sono in genere coperti dal più totale riserbo, un atteggiamento comprensibile poiché rappresentano una autentica  “miniera d’oro” per molti pescatori che si definiscono sportivi ma che sul montone delle orate ci speculano alla grande, alimentando un fiorente mercato in nero. Livrea-della-orata L’orata è uno degli sparidi più belli sia per il suo indiscutibile pregio gastronomico ma anche per la sua livrea maestosa e possente, per la combattività e per la proverbiale diffidenza che la rende una tra le prede regine per ogni pescatore sportivo e soprattutto per gli appassionati di pesca con la canna da natante. Una tecnica in cui oltre alla difficoltà di individuare gli hot spot bisogna davvero impegnarsi tecnicamente per riuscire ad avere ragione di un pesce che in queste particolari circostanze si dimostra ancora più sospettosoAgg12_08_SP e attento. Così l’attrezzatura di partenza deve possedere particolari requisiti a cominciare dalle canne che devono avere una lunghezza adeguata a gestire lunghi terminali, una potenza equilibrata per contrastare con disinvoltura anche le prede più grosse e combattive ed una sensibilità di cima tale da consentire di avvertire anche le tocche più delicate ed impercettibili.  Una canna con  lunghezza sui 4 mt è quella più indicata e adatta a risolvere le diverse situazioni del bolentino da natante, la sua azione deve essere progressiva ed in grado di gestire zavorre dagli 80 sino ai 200 gr in situazioni di forte corrente sul fondo. Sul mercato ne esistono di specifiche legate a questa tecnica che tra l’altro vede l’Italia primeggiare suDWA-MUL-TS-45QD tutte le altre nazioni proprio per la specificità di questi attrezzi realizzati grazie ai suggerimenti di autentici campioni mondiali di questa specialità come l’amico Marco Volpi e Paolo Volpini, giusto per fare dei nomi. Poi c’è il mulinello, che deve poter contenere agevolmente ottime quantità di filo, avere una frizione molto fluida e perfettamente regolabile. Altro elemento di essenziale importanza è poi l’amo che deve possedere delle doti specifiche. Innanzitutto la robustezza, per potersi confrontare con mascelle fortissime dotati di placche ossee in grado di frantumare facilmente conchiglie e ricci, poi una punta a rientrare del timo beak a “becco d’aquila” lunga ed acuminata per poter bucare rapidamente ed infine un occhiello dove collegarlo al terminale che risulta il sistema di gran lunga superiore a quello a paletta tradizionale in queste circostanze. Ami-beak-da-orataLe misure più indicate vanno dal #2 sino all’ #1/0 e la scelta dipende oltre che dalla taglia delle prede, soprattutto dal tipo di innesco che abbiamo scelto o che preferiamo, misure più grandi per la trancia intera di sardina e più piccole per i sottili filetti di calamaro. Nel campo delle esche infatti abbiamo all’incirca due grandi scuole di pensiero che si dividono tra la sardina ed il calamaro e che sono anche vincolate in parte all’utilizzo o meno della pasturazione. La scelta più classica prevede l’utilizzo di una pasturazione a base di sardina macinata finemente,  sistemata in contenitori nei pressi del fondo che ne lascino uscire lentamente il contenuto in modo da formare una scia di richiamo in corrente, inORATE

Innesco sardinaquesto caso l’innesco principale è la trancia di sardina innescata a “legare” con diversi passaggi come a  voler cucire l’innesco per renderlo più saldo. Alcuni evitano assolutamente l’utilizzo della sardina sia come brumeggio che come esca per ritardare l’arrivo di famelici e fastidiosi branchi di boghe o altri piccoli pesci che con la loro presenza potrebbero in breve disintegrare le esche riservate a clienti più blasonati. Le differenze tra questi due modi di intendere questa tecnica dipendono sostanzialmente da diversità ambientali che ne fanno preferire un sistema rispetto all’altro. Ciò che non cambia in ogni caso è il terminale utilizzato che deve essere abbastanza lungo almeno 80 cm sino a superare in qualche caso anche il metro e che deve essere costituito obbligatoriamente da un ottimo fluorocarbon che oltre a possedere doti di relativa invisibilità in acqua deve anche essere abbastanza morbido. Lo si sceglierà nella sezione dallo 0,28mm sino ad oltre uno 0,30mm nei casi in cui siamo certi che potremo trovarci davanti ad esemplari record, non certo rari nelle circostanze a cuiKayakero-con-Franco-Bellini-e-alcune-orate-

Terminale-orata-bolentinoabbiamo accennato prima. Il terminale andrà posizionato sulla lenza vicino al piombo e andrà fissato al trave con il sistema degli snodi trasparenti o microgirelle e le perline incollate, in modo da poter essere libero di ruotare in ogni direzione.  Personalmente preferisco la soluzione monoamo con un unico terminale ma si può montare un secondo terminale  più in alto a circa 1 metro e mezzo da quello poggiato sul fondo. La tecnica di pesca richiede una certa  competenza  e una buona dose di esperienza per capire, una volta trovato il branco delle orate in montone, come e dove ancorarsi per sfruttare al meglio la corrente e per non allarmare eccessivamente i pesci. Quindi una volta innescata la nostra lenza e fatta arrivare sul fondo metteremo in leggera tensione il filo osservando ogni più piccolo movimento del cimino che nelle canne specifiche da natante è estremamente sottile e molto sensibile. L’orata in queste circostanze è estremamente cauta nell’assaggiare l’esca e non ci troveremo quindi a quelle partenze violente che capitano ad esempio nella pesca da riva. Qui i pesci mangiano sul fondo in modo leggerissimo, sbocconcellando appena la sardina, occorre quindi una buona concentrazione eSaragone-a-sorpresa

tempismo per ferrare appena ci rendiamo conto dai movimenti del vettino dell’abboccata, non è un caso infatti che gran parte delle allamate avvengano esternamente alla bocca  delle nostre prede e in questo caso la scelta dell’amo beak si rivelerà quella vincente in quanto ci consentirà di portare l’orata al guadino senza tagliare o lacerare  il tessuto carnoso delle labbra. Ovviamente non potranno mancare a volte delle piacevoli sorprese ad interrompere la sequenza di catture come l’arrivo di grosse tanute o saraghi che daranno varietà al nostro pescato.

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