» 23 ago 2017

Inchiku tropicale

kabura-coral-tout

La rivoluzione che gli inchiku e kabura hanno portato nel mondo della pesca in mare è da ricercare nella capacità di queste esche, con la loro movenza sinuosa, di attrarre la totalità delle prede di fondale e non solo, stravolgendo le basi della tecnica di recupero del vertical jigging classico. Esportare queste tecniche al tropico non è stato semplice, ma con le dovute accortezze il divertimento sarà assicurato.

Non solo tropical Jigging

Nella totalità di un viaggio tropicale ci sono momenti in cui il jigging non regala particolari emozioni, e come si sa, “jiggare l’acqua” stanca il fisico e la mente. Per questo motivo incuriosito dalle foto di recenti catture fatte in Mediterraneo, ho tentato di esportare la tecnica dell’inchiku e del kabura anche all’estero stimolato dai racconti di alcuni amici pescatori, precursori nell’utilizzo di questi artificiali, che la definivano estremamente funzionale anche nei momenti di scarsa l’attività dei predatori.Cernia-light-jigging Il riscontro in pesca è stato davvero entusiasmante, molti dei pesci apatici e disinteressati ai jigs risultavano essere incuriositi da colorati octopus saltellanti a pochi metri dal fondale. Inoltre la tecnica di recupero, permette di risparmiare moltissime energie permettendoci di rimanere in pesca più a lungo nell’arco della giornata.Ronz-tropicale

Perchè Inchiku e Kabura?

Esistono più ragioni per sperimentare queste tecniche in mari tropicali, in primis la curiosità di verificare la loro reale capacità catturante soprattutto in quelle situazioni di stasi nei momenti in cui le prede sono apatiche e poco attive. Un altro fattore che ho potutoGrouper-con-inchiku-e-esca-global verificare in loco, riguarda la vastità delle specie da insidiare, dai più piccoli pesci di fondale fino ai più interessanti predatori di barriera. La facilità del lavoro meccanico durante la jerkata è disarmante, si potrebbe pescare per ore senza nessuna fatica, questo permetterebbe anche ai meno preparati fisicamente di avvicinarsi alla pesca tropicale con artificiali. Rispetto al vertical jigging, l’azione di recupero necessita inevitabilmente di una maggiore sensibilità da parte del pescatore, soprattutto quando l’artificiale si trova ad elevate profondità.

Sbagliando si impara

Si sa, l’esperienza sta alla base della conoscenza, con alle spalle molti viaggi tropicali dedicati al vertical jigging prima di sperimentare inchiku e kabura ho voluto attuare alcuni accorgimenti tecnici quali: la corretta selezione della grammatura, la scelta del libraggio del cordino da assist e la robustezza degli ami. Così ci siamo trovati di fronte a una completa customizzazione, nonostante tutto non stravolgendo più di tanto quelle che sono le caratteristiche natatorie dell’artificiale. Sapevamo che il pacchetto esca sarebbe dovuto essere sovradimensionato, non solo per la grandezza delle prede, ma per contrastare la veloce deriva creata dalle condizioni di vento e correnti.  Non sono concessi errori, una volta allamata la preda è necessario iniziare in modo deciso l’azione di recupero della stessa, pena la perdita dell’artificiale in una delle tante diramazioni del corallo.Cubera-light-jigging

Tropical Inkichu

L’inchiku si è rivelato molto adescante, capace di poter fare selezione di prede, se lavorato correttamente a diversi livelli di profondità e velocità. A differenza del jig la sua testa piombata idrodinamica è rallentata dall’attrito dell’octupus, questo fattore gli permette di rimanere in pesca più a lungo; molti attacchi infatti, avvengono tra il momento di stallo durante il recupero e l’inizio della discesa verso il fondale.Inchiku-monoamo Lo scarroccio della barca in acque tropicali, dovuto alla direzione del vento e della corrente ci costringe a pescare spesso con il trecciato in diagonale inducendo al nostro artificiale un movimento sinusoidale ascendente-discendente. La presenza dell’ octopus morbido, meglio ancora nelle colorazioni glow, non lascia scampo a tutti i famelici predatori di barriera, tanto da essersi ritagliato un posto importante anche nel dressaggio degli assist dei nostri jig. Concludendo, l’inchiku, si presenta bene lavorando sia la colonna che la fascia d’acqua sottostante, dipenderà da noi scegliere dove pescare e i risultati arriveranno da soli, soprattutto in questo ricchissimo tropico.Lampuga-inchiku

Tropical Kabura

Sono rimasto molto incuriosito di come, a Rodrigues Island Mauritius, lo skipper di uno dei più famosi charter di pesca al mondo, utilizzi dei grossi Kabura per ricercare nuovi spot per il jigging e il baiting.Kabura-e-cernia-di-corallo Sfruttando la veloce deriva dell’imbarcazione, questi artificiali ti permettono di scandagliare il fondo, e saltellando con i loro colorati gonnellini ci hanno regalato molti attacchi, questi punti marcati con il gps in più passate, determinano sul display delle zone,che diventeranno in un secondo momento spot di pesca. Rimane il fatto che i Kabura hanno catturato principalmente prede di fondale, quali coral trout, cernie, red snapper, emperor, dovuto al fatto che come tipologia di artificiale rispetto all’inkichu è più statico e maggiormente vulnerabile.

L’attrezzatura

Non esistono canne in commercio specifiche e forse non c’è ne bisogno, visto l’ assenza di mercato, prendendo atto di ciò, si può comunque adattare alcune a questo tipo di pesca. Le canne che abbiamo utilizzato si possono dividere in due grammature, una di tipo media per lavorare artificiali fino a 200g e un’altra più pescante per 200 g in su; è stata usata dunque la stessa attrezzatura per il vertical di lunghezza variabile tra i 5’6” ai 7′ con azione progressiva. Per quanto riguarda la taglia dei mulinelli si parla di 8000 per le medie grammature ed invece rotanti per quelle più pesanti, montati rispettivamente con treccie da 50 e 80 lb.Canna-eupro-kabura

La customizzazione degli artificiali

Una volta trovate le grammature ideali comprese tra i 100 e i 300 g, le stesse tra l’altro dei normali jigs in commercio, il problema sorge nella realizzazione degli assist che devono inevitabilmente essere maggiorati rispetto classici Inchiku. Abbiamo utilizzato un cordino da assist da 500 lb, sicuramente non esagerato, per contrastare i possenti denti dei pesci che si incontrano in queste acque. Questo cordino viene raddoppiato e fissato a un grosso solid ring all’artificiale, terminando con due grossi ami, il più leggero possibile, della misura 6/0,;per intenderci la misura per dentici e ricciole. La scelta dell’octopus varia in funzione della grammatura della testa piombata, prediligendo le colorazioni glow in prospettiva di un utilizzo notturno, non preoccupatevi della sua lunghezza visto che incontrerete apparati boccali importanti che potranno permettersi di aspirare inchiku di oltre 25 cm di lunghezza. Se Invece manterrete le montature originali potrete incappare nell’apertura dei sottili ami da mediterraneo tanto penetranti quanto fragili. Occorre un approfondimento sulla colorazione fluo, ampiamente utilizzata per due ragioni: durante la pesca notturna è senza dubbio di grande efficacia, secondo, anche nelle ore diurne, alle profondità di 60 mt per il pesce da fondale si è rilevato molto più adescante dei colori normali.Carangide-a-inchiku

Conclusioni

Sembrava una ragazzata un esperimento futile che sarebbe terminato in gioco come era iniziato e invece, cercando di non stravolgere troppo la tecnica, ci ha costretto ad approfondire il tutto, è stata una sequenza di feedback positivi alla quale non eravamo forse preparati, vedremo nei prossimi viaggi di approfondire.  Serviva,al tropico, una tecnica nuova per diversificare l’azione di pesca, più per una esigenza di risparmio energetico e semplicità che per la sua bellezza, questi erano gli scopi di queste prove. Abbiamo preso piena coscienza, logicamente dopo molti tentativi, che l’inchiku e il Kabura non possono più essere considerati un facile ripiego per jigger stanchi, ma, al contrario, un’arma in più da sfoggiare in momenti difficili, capace di darci grandi emozioni per la loro novità e micidiale efficacia.seriola-inchiku

Non disdegnate, provate e verrete ricompensati .

By Vincenzo Caccico   Photos & text Copyright 2012


Vins-ritratto“Vins” il Maldiviano” come lo chiamo affettuosamente è un ragazzo classe ‘87 , ha il popping ed il vertical jigging nel sangue e le infradito ai piedi anche sottozero, come recita una sua biografia! Grande appassionato di pesca, collabora con alcune riviste italiane del settore. E’ il  responsabile per i viaggi ai tropici in mare per Fishmania Travel  dove accompagna clienti nelle destinazioni più lontane ed emozionanti, potete vedere i resoconti dei suoi favolosi viaggi quasi in diretta sul suo seguitissimo blog.


Condividi su:

Lascia un Commento: