» 20 ago 2019

Comunicato stampa in risposta a Intervento Coldiretti su pesca sportiva

“Una notizia apparsa su alcuni quotidiani liguri (LINK) riporta un intervento formale dei pescatori commerciali liguri (Coldiretti Genova e La Spezia ed Impresa pesca Liguria) che lamentando la crisi della loro attività, causata da una lunga storia di sovra sfruttamento commerciale del mare, non trovano di meglio da fare che puntare il dito su qualcun altro sollecitando le istituzioni ad intervenire contro la pesca sportiva.

I PESCI SONO UN BENE COMUNE.

Le associazioni di pesca commerciale nel loro intervento trascurano un presupposto fondamentale: le risorse della pesca, i pesci, sono un bene pubblico, sono cioè di tutti i cittadini (un concetto ripetutamente confermato anche nella discussione a Bruxelles per l’approvazione della nuova Politica Comune della Pesca, in vigore fino al 2020). Gli stessi cittadini, tramite le istituzioni, ne concedono l’uso a scopo di lucro ad imprese private che devono rispettare determinate regole. Adesso queste imprese private si stanno lamentando perché i cittadini che gli hanno concesso lo sfruttamento commerciale delle risorse, vogliono andare nel tempo libero a pescare pesce per il consumo familiare.

RITENIAMO

che tale intervento sia un maldestro tentativo di diversivo ai veri problemi causati dallo sfruttamento commerciale. La logica sottesa è che fino a che ci sono pesci da pescare il settore commerciale deve crescere ma una volta cresciuto non ne vuole sentir parlare di decrescere se non ci sono più abbastanza pesci. Il risultato è che, in mancanza di altri argomenti, dobbiamo sentire la pesca commerciale accusare quella ricreativa di danneggiarla sfruttando eccessivamente le risorse. I pescatori ricreativi vedono così prima sovra sfruttare tutte le risorse disponibili sia dai pescatori commerciali che da quelli illegali e poi vengono accusati di essere loro la causa dell’impoverimento delle risorse.

I NUMERI

vengono messi a confronto a sottolineare che ci sono molti più pescatori ricreativi che pescatori commerciali. A parte la banalità che fa sorridere come velleitario espediente di propaganda il messaggio inviato ai rappresentanti politici nelle istituzioni potrebbe facilmente essere controproducente per i pescatori commerciali (pochi) considerando che anche quelli ricreativi (molti) votano.

LA VENDITA ILLEGALE DEL PESCATO

è un problema reale che coinvolge tutta la filiera, e per il quale la pesca ricreativa chiede a gran voce un incremento delle attività di controllo, così come più volte abbiamo chiesto per la pesca sportiva e ricreativa una revisione della regolamentazione per l’utilizzo di attrezzi come palangari e nasse. La pesca commerciale invece cerca di confondere i termini di pesca ricreativa e di pesca illegale. Una insinuazione alla quale è facile rispondere che la illegalità lamentata è operata da pescatori commerciali, non in regola con la licenza, che vendono al nero. L’atto della vendita infatti qualifica come pescatori commerciali indipendentemente dalle modalità di pesca e dagli attrezzi usati. Si può considerare che le attrezzature solitamente usate dai pescatori ricreativi sono un buon camuffamento e contribuiscono a scaricare la colpa sulla categoria della pesca ricreativa.

INVITIAMO 

le Istituzioni e le associazioni della pesca commerciale ad aprire un confronto diretto e serio a livello locale con i rappresentanti della pesca ricreativa delle associazioni scriventi  per valutare proposte tecniche mirate a risolvere i problemi della pesca piuttosto che a sostenere pregiudizialmente interessi corporativi penalizzando gravemente  il reddito delle famiglie e i posti di lavoro collegati al settore economico che dipende dalle attività di pesca non commerciale (ad esempio nautica, attrezzature da pesca, noleggi imbarcazioni, ricezione turistica in bassa stagione etc.)”

Scarica il PDF del Comunicato Congiunto da questo LINK

LE CONSIDERAZIONI DEL PIRATA

Abbiamo volutamente lasciato passare qualche giorno, nella speranza che si levasse almeno una voce “congiunta”  di risposta  al trafiletto “provocatorio” pubblicato su Levante News che in sostanza riporta paro paro quanto passato da una velina della Coldiretti che deve aver inviato la stessa nota a diversi quotidiani online e cartacei. Questo mio silenzio, in parte voluto in parte frutto di altri pressanti impegni è stato però alla fine più rumoroso di una cannonata e noto con piacere che si è arrivati, anche senza le bordate assordanti del Pirata, ad uno straccio di comunicato a firma congiunta tra le principali organizzazioni che in qualche modo e su diverse angolazioni tutte rappresentano più o meno  la categoria dei pescatori sportivi.  A.P.R. (Alleanza Pescatori Ricreativi), FIPSAS (Federazione Italiana Pesca Sportiva attività Subacquee) l’organizzazione Per Il Mare e FIPO (Federazione Italiana Produttori Operatori Articoli Pesca Sportiva). E questo mi sembra davvero un bel risultato se dovesse portare ad una auspicata ed auspicabile collaborazione più stretta tra le diverse figure che dovrebbero rappresentare i pescatori sportivi, cosa che in passato non sempre c’è stata a dire la verità tutta. Bene, anzi benissimo e dopo il doveroso plauso,  passiamo invece a quelle che sono le dolenti note. Bene anche l’invito alle associazioni della pesca professionistica  per collaborare insieme per una ricerca di un equilibrio di sostenibilità di entrambe le attività…anche se non ci credo troppo ai ramoscelli d’olivo. E’ sin troppo facile per i professionisti della pesca, riuniti e fortemente legati tra loro  in federazioni, leghe e cooperative puntare il dito contro l’”illegalità” che comunque la si voglia mettere e contabilizzare anche al minimo,  esiste tra le fila della categoria della pesca sportiva e ricreativa. Vuoi in termine di scarso rispetto dei limiti di cattura giornalieri pure previsti dalla legge o delle misure minime  che molto peggio con la vendita in nero del pescato a ristoratori e persino grossisti ittici. Avevo già detto in altra sede che questi diffusi ed illeciti operati alimentavano  ed avrebbero con il tempo e la riduzione degli stock di pesce  provocato  più di una spinta da parte dei professionisti a tentare di   limitare la nostra libertà,  ed in effetti non ci voleva molto ad essere la Cassandra di turno. E sono convinto che in futuro  le spinte saranno sempre più forti e pretestuose.  Inutile girarci attorno, sino a quando la pesca illegale verrà esercitata con metodi e sistemi tipici della pesca sportiva, ricreativa ed agonistica, verremo tutti etichettati grossolanamente come dei distruttori e nel caso di vendita come concorrenti per giunta in nero. Sarà duro cambiare e far cambiare opinione a chi non ha voglia nè  interesse a operare gli opportuni  e corretti distinguo. Sino a quando sui social network verranno pubblicate ed esaltate foto di  carnieri decisamente esagerati e fuorilegge alla ricerca di tanti  like che gratifichino solo l’idiozia di chi ancora non ha capito che con quelle immagini ci condanna tutti, cambierà poco o niente.   E questo andava detto, anche a costo di non apparire  popolare a tutti! Poi ci sono i dati oggettivi dei sequestri di prodotti ittici non conformi, pescati e venduti illegalmente sia da professionisti che dai soliti “bracconieri” operati  dalle poche forze di controllo in questo 2014. Solo la punta di un iceberg di un fenomeno che ha portato nel giro di mezzo secolo il nostro Mediterraneo ad una situazione  di overfishing di non ritorno. Science ha recentemente pubblicato un analisi sullo stato prossimo futuro degli stock ittici che ci consegna un quadro catastrofico, prevedendo l’estinzione totale dell’ultima specie ittica commestibile per il 2048…il solito catastrofismo degli scienziati? Chissà, certo io non penso di arrivarci a quella data…ma mi piacerebbe sapere che i miei figli e i miei nipoti possano  ritrovare nel mare e nei suoi abitanti tutte le gioie ed emozioni che ho provato io in una vita interamente dedicata alla pesca. Chiediamo troppo?

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