» 13 nov 2018

Dentice ingordo e smemorato

Dentice-double-hook

Si è a lungo discusso tra pescatori sportivi sulla memoria dei pesci e sulla loro capacità di incamerare le esperienze, come facciamo noi umani. In effetti non si è mai arrivati ad una conclusione definitiva ed univoca perché non esistono studi scientifici che siano sicuramente assimilabili alle diverse specie ittiche. E personalmente mi auspico che non ci si arrivi mai! Così capita che un amico, Andrea nickname “Santiago”  mi abbia sottoposto  alcune foto e una sua recentissima e  personale avventura che contraddice in parte tutte le teorie sino ad ora accettate sul fatto che una volta “punto” dall’amo il pesce che riesce a sfuggire non cadrà mai più vittima di quello stesso inganno.Dentice-double-hook-curved

La storia ha dell’irreale per la sequenza di coincidenze e l’insieme di più elementi che sono arrivati a combaciare in una situazione davvero unica ed irripetibile. L’antefatto è semplice, Andrea il giorno 1 novembre del 2013 si reca a pescare su una secca al largo di Arbatax con la tecnica della traina con il piombo guardiano e calamaro, quel giorno complice una frizione troppo lenta ed il fatto che l’esca si trova proprio a sfiorare  il fondo accade il fattaccio, un grosso pesce dopo l’abboccata ed una breve fuga rompe il leader sulle rocce. Pazienza! Più stupefacente  invece è il fatto che esattamente 2 mesi dopo, il 30 dicembre Andrea sulla stessa secca riesca a catturare un dentice con in bocca ancora praticamente intatto,  con grande sorpresa del nostro amico, uno dei due ami di quella famosa montatura tagliata solo 60 giorni prima, come si vede nell’immagine di apertura. L’amo, per la cronaca un circle hook 6/0  Eagle Claw L2222F con punta Pro Series Sharp appare praticamente nuovo e leggermente arrugginito solo sul gambo, era quello che Andrea  si era fatto arrivare dagli USA e che generalmente usava come amo trainante fissato sul leader a scorrere con del dacron che ancora si vede in parte vicino all’occhiello.  Quando si dice il “destino segnato”  per un dentice smemorato e anche abbastanza ingordo!


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Commenti

  1. Alex dice:

    Povero dentice….come si può pretendere che dopo due mesi si ricordi di quell’esperienza???
    …Quando noi umani giorno dopo giorno compiamo gli stessi errori !!!! Credo che si mitizzino troppo le capacità dei pesci, la loro furbizia ecc ecc, spesso per giustificare insuccessi personali nelle varie battute di pesca….E per giustificare anche la smodata necessità di alcuni di comprare sempre esche nuove, di provare inganni nuovi, tecniche nuove….quando alla fine se il poesce c’è lo si predne ancora oggi anche con le vecchie attrezzature e le vecchie esche dei tempi che furono…!!! Scusate l’ OT….ma questo per dire che dopo due mesi mi pare normalissimo che il dentex abbia rimangiato un calamaro innescato…

    Sono le 19.30…E io non ricordo più cosa ho mangiato a pranzo…!!!

  2. Santiago dice:

    Ci dovrebbe far riflettere la pressochè integrale struttura dell’amo, contrariamente a quelle che erano le convinzioni di molti, l’ardiglione è in condizioni perfette e non consente all’amo di fuoriuscire.
    L’altra riflessione è la pressochè stanzialità del dentice, ripreso nello stesso identico punto della rottura avvenuta 2 mesi prima.
    Il ricordo di quella strana esperienza è l’amo che si porta nel ganascino, come un piercing.

  3. Alex dice:

    in riferimento all’osservazione di Santiago…ma questi ami non dovrebbero essere “ecologici”, ovvero non dovrebbero distruggersi col tempo in caso di perdiata del pesce per non ostacolare la ex preda nella sua vita quotidiana? Non ricordo dove ma mi pare di aver sentito che questi ami qua che non sono in acciaio dovrebbero “funzionare così”….Ma a me pare che si distruggano e diventino inutilizzabili sono dopo che, tornati da pesca, li conserviamo nel porta terminali…!!!

    Prendono aria….e vanno a indebolirsi con fenomeni di ruggine qua e la…e perdono la affilatura della punta…

    Ma finchè stanno in acqua pare che si autodistruggano ben poco….

  4. Santiago dice:

    Mi permetto di aggiungere un’altra riflessione, non meno importante.
    Il pesce ha naturalmente continuato a mangiare, altrimenti sarebbe stato cibo per altri, ma lo ha fatto con meno difficoltà in quanto l’amo era in posizione “defilata”.
    Oltretutto pesce in gran forma e molto combattivo.

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