» 17 feb 2019

Pesca e sicurezza a mare

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Ho a lungo riflettuto se fosse stato il caso o meno, di pubblicare un post di questo tipo, subito a ridosso di una recente tragedia che ha strappato all’affetto dei suoi cari un giovanissimo pescatore ed appassionato. Ma sono stato muto testimone di almeno tre sciagure simili anche da vicino, nelle mie zone di pesca e soprattutto ho provato sulla mia pelle cosa significhi fare naufragio in alto mare, in una drammatica esperienza vissuta in Corsica, un inverno di diversi anni fa. Quando la barca affonda e sei nell’acqua gelida che ti inzuppa i vestiti e cominci a scendere lentamente ma inesorabilmente verso il fondo…beh sono momenti ed attimi che non dimenticherai mai e ringrazio la fortuna di aver fatto un corso di sopravvivenza  nel Mare del Nord ed un amico, se oggi lo posso raccontare.Pesca-e-sicurezza-a-mare-a

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In alto due immagini emblematiche che racchiudono nella loro drammatica sequenza cosa potrebbe accadere ad ognuno di noi, impegnato in una battuta di pesca sulla scogliera, in condizioni meteo perturbate. Una postazione ritenuta sicura ed in alto sulla linea dei marosi che all’improvviso viene avvolta da un onda anomala che scarica centinaia di chilogrammi d’acqua sul malcapitato pescatore. In quegli attimi basta un niente per perdere l’equilibrio, cadere e magari sbattere la testa ed essere poi trascinato privo di sensi in acqua. Non pensiate che a voi non possa succedere mai! Il sottoscritto che pure è oltre 35 anni che calca la scogliera durante la scaduta, è stato travolto assieme al suo compagno da un onda simile appena l’ inverno scorso, ed entrambi siamo caduti in acqua in una zona di ridosso a bassa turbolenza, e questo ci ha salvato. Pesca-e-sicurezza-a-mare-d

La prima regola assoluta in queste situazioni è di natura preventiva: il mare bisogna sempre guardarlo in faccia e mai voltargli le spalle. Ormai da anni ho imparato che l’onda arriva sempre più in la di quanto hai calcolato e non basta osservare a lungo la sequenza dei frangenti, ci sarà sempre prima o poi quell’onda anomala che non ti aspetti. Lo sguardo deve sempre essere rivolto all’orizzonte, se questo ci viene nascosto da una cresta più alta delle alte, presto questa arriverà a terra scaricando la sua immane potenza. Sempre in tema di prevenzione passiva è quasi del tutto inutile raccomandare di scegliere una “postazione relativamente sicura” sia per la distanza di sicurezza dalla linea dei marosi sia per la sua natura geologica. Se siamo su rocce di tipo basaltico, scistoso, trachitico dalla superficie irregolare  avremo una maggiore tenuta anche in caso queste siano bagnate, ma se ci addentriamo su una scogliera di tipo granitico o in arenaria molto erosa e liscia, il nostro “grip” al suolo si ridurrà considerevolmentePesca-e-sicurezza-a-mare-h trasformando la roccia in una saponetta scivolosa, ancor di più in presenza di alghe filamentose verdi.  Non sottovalutiamo poi anche aspetti più tecnici, soprattutto nello spinning,  come ad esempio la lunghezza della canna. Un fusto da 1,80/2,00 mt può essere utilizzato con tranquillità  sulle piane, quando siamo al livello dell’acqua o quando sulla scogliera le condizioni del mare sono mediamente perturbate e non abbiamo frangenze esplosive. Ma quando  l’onda diventa importante ed inarrestabile, penso sia abbastanza saggio ricorrere ad attrezzi lunghi non meno di 2,70mt e in alcune circostanze al limite anche superiori. Una certa moda italica fomentata da forum e social, ha da tempo imposto come standard, lunghezze a volte del tutto inadeguate per le canne da spinning in mare, mentre i giapponesi continuano a proporre canne da 2,70/3,00/3,20 mt ad azione regolare proprio per lo spinning in scogliera. Pesca-e-sicurezza-a-mare-e

Scontato ma evidentemente non del tutto, anche il fatto di dotarsi di vestiti e calzature idonei e specifici. Vedo in giro nelle foto sui vari social pescatori con calzature inadatte, vestiario recuperato nei mercatini d’occasione e via di questo passo. Certo che il costo di un wader, di una calzatura adeguata, di un giubbotto in Goretex non è tra i più economici ma se peschiamo con una certa frequenza in scenari come quelli sin qui descritti,Scarponcini waders diventano essenziali. I waders, stivali ascellari e le calzature da abbinare con suola in feltro sono indispensabili su zone di scogliera bassa, le cosiddette “piane”, dove spesso dobbiamo addentrarci per parecchi metri per raggiungere le zone migliori. Esistono waders con stivale termosaldato, waders in neoprene che però producono notevole condensa sul corpo, waders traspiranti in speciale tessuto ed il mercato offre un infinità di varianti e modelli. Vi sono poi waders a pantalone, adattissimi nelle zone di scogliera dove non dobbiamo entrare in acqua sino alla vita ma guadare semplici passaggi sino alwaders ginocchio al massimo ma che ci proteggono dalle onde e costituiscono una valida alternativa per leggerezza e praticità.   Ma i waders sono un accessorio da usare con estrema prudenza. Il mio amico inglese Henry Gilbey, grande appassionato di spinning in mare dalla scogliera, ha dedicato nel suo blog,  una serie di test,  per provare gli effetti di una caduta in acqua con i waders, e vi posso assicurare che anche se i video sono girati in piscina l’effetto è devastante.  Pesca-e-sicurezza-a-mare-g

Per questo motivo andrebbero sempre completati con uno speciale giubbetto life vest dotato di larghe superfici di materiale galleggiante cucite all’interno, una cintura inguinale per evitare che possa scivolare via e catarifrangenti per una migliore visione anche in condizioni di luce scarsa. I giapponesi producono eccellenti ed accessoriatissimi giubbotti life vest con tasche stagne per scatole di artificiali e per l’immancabile cellulare ed unaFishing jacket life vest quantità impressionante di altri componenti aggiuntivi, carabineer per fissare il boga grip, tasche per borracce d’acqua, per riporre pinze o altri attrezzi, tasca posteriore di grandi dimensioni per grosse scatole porta artificiali. Ne esistono di vario tipo, prezzo e vestibilità per evitare di limitare eccessivamente i movimenti. Modelli con ampie superfici galleggianti, sono necessari per pescatori di corporatura notevole. Ma la sicurezza in mare è da intendersi anche dalla barca e dal kayak. All’estero in molti paesi è del tutto obbligatorio l’uso del life vest  per i vari charter di pesca, non salite nemmeno a bordoPesca-e-sicurezza-a-mare-i se vi rifiutate di indossarlo. In genere si tratta di modelli  elaborati, dotati di bomboletta di autogonfiaggio, un meccanismo automatico che si basa sullo scioglimento istantaneo di una capsula a contatto con l’acqua, nel caso voi non foste cosciente o in grado di farlo autonomamente tirando l’apposita cordicella. Per i primi modelli è prevista la sostituzione periodica della bomboletta e della pastiglia. C’è anche una versione da cintura e ne  esistono  vari modelli più o meno avvolgenti e sagomati dalla foggia e prezzo variabile. E’Life vest boat uno di quegli accessori che in barca ormai reputo essenziale, anche se una certa cultura italica è stata sempre poco propensa, soprattutto tra i pescatori all’utilizzo di un simile  ed autentico salvavita. Non sono stati pochi i casi di occhiatine e risatine sarcastiche nei miei confronti, quando è capitato di stare in barca assieme ad altre persone, sicuramente segno di un atteggiamento superficiale e di una banale  leggerezza che potrebbe tramutarsi in tragedia, in ogni momento. Ovviamente ed a maggior ragione l’utilizzo di unPesca-e-sicurezza-a-mare--l PFD (Personal Flotation Device) da un imbarcazione piccola come il kayak, quasi sempre al livello dell’acqua e con gli ovvi problemi di stabilità è praticamente obbligatorio come dovrebbe esserlo anche sui belly boat per laghi ed acque interne. Al di la delle condizioni meteo marine, al di là delle capacità personali, anche se siamo in estate a 40 gradi e tenerlo addosso ci da fastidio, il PFD ed il kayak sono un binomio imprescindibile. Non ho mai visto una foto o un video del mio amico Jim Sammons, uno dei veterani del kayak fishing in USA,  dove non lo indossi praticamente sempre. Dispiace molto  invecePFD Kayak Fishing notare come da noi in Italia questa sana abitudine sia totalmente disattesa da moltissimi e ciò che  è ancora peggio, proprio da quei   personaggi che per la loro bravura ed il ruolo di prostaff, sono diventati nel tempo un esempio per le giovani leve. Il PFD va indossato sempre e non ci sono  scusanti che tengano. Piccolo, essenziale o pieno di tasche ed accessori per la pesca, è un capo che deve diventare accessorio irrinunciabile per ogni Pesca-e-sicurezza-a-mare-mkayak angler che si rispetti.  Forse vi sarete annoiati e non sarete arrivati a leggermi sino a qui ma non vogliamo fare i soliti paternalisti. Parlo a ragion veduta, grazie alle mie tantissime esperienze personali e per le tragedie che per miracolo mi hanno solo sfiorato. E proprio per questo  non vorremo dover ancora  piangere in futuro per l’ennesimo dramma della fatalità e dell’imprevisto sempre in agguato.  Ma anche e  troppo spesso vittime  della leggerezza, di quella  irruenta e giovane incoscienza frutto di una passione incontenibile che rispondendo solo al richiamo del cuore,  sovente  offusca la ragione e fa attenuare  la dovuta  prudenza. Del Mare bisogna avere rispetto e sana paura, sempre e ad ogni età, qualunque sia la vostra preparazione  ed in ogni circostanza.


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