» 13 nov 2018

Pagri a inchiku

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“Pink Revenge” potrebbe anche sottotitolarsi questo post, che attenzione, non vuol essere un tutorial, nè la solita storiellina/poesia/raccontino da “2/4 e una gazzosa” come dice un mio caro amico. Per questo non troverete riferimenti su batimetriche, punti GPS etc. Mi perdonerete ma ci sono troppi lurkatori del web e soprattutto troppi bracconieri e patiti dei palamiti che razziano e vendono poi in nero, con le motivazioni più varie ma che proprio personalmente non riesco a sopportare,  neanche al solo vederli!IMG-20180729-WA0025Ma piuttosto, a circa 15 anni dalla primissima esperienza di vertical jigging in Italia/Europa (v.LINK) vuole essere, un po provocatoriamente come è nel mio stile, una specie di analisi, che è una parola grossa ma non me ne vengono delle altre,  sullo stato attuale del jigging e delle sue varianti, slow pitch jigging, inchiku style, kabura style e tenya style. Tutte tecniche giapponesi che ho seguito sin dalla loro prima introduzione nel nostro paese e che nei tantissimi raduni effettuati in giro per l’Italia ho anche modestamente contribuito a diffondere sui nostri mari. E sfido chiunque ad affermare il contrario, ad esclusione dell’amico Riccardo Fanelli, l’unico che sopporto perché ormai preso da demenza senile avanzata continua a ripetere che il jigging in Italia lo ha portato lui…IMG-20180729-WA0008L’occasione scaturisce da una recente uscita con amici volenterosi, pazienti e soprattutto ancora  fiduciosi dell’ indubbia efficacia di questa tecnica, ancora attuale a dispetto di chi ha da tempo recitato il requiem per il vertical jigging & Co. Nello specifico stiamo parlando del “Deep Inchiku Style” cioè l’utilizzo di inchiku di peso variabile da 160gr  sino a 300 gr  per raggiungere profondità over 100 mt. dai più considerate anomale per questa tecnica. Per arrivare a queste profondità non c’è migliore inchiku in assoluto dell’ Engetsu Bottom Ship Shimano, che nella nuova versione ha anche risolto il problema degli assist hook che si aprivano e che arriva sino a 240 gr. e non per niente è il più clonato!Engetsu Bottom Ship II Shimano

Come dicevo prima non sono moltissimi ormai quelli che hanno la  voglia ed anche il coraggio  di osare a profondità considerevoli, dove tutto si complica e bisogna davvero riuscire a trovare la combinazione perfetta tra esca, filo, canna e mulinello per poter solo pensare di stare in pesca il tempo sufficiente per incuriosire i pinnuti.  Si, perché il tutto si traduce in un azzardo che pochi sono in grado di poter giocare. Fili sottili, canne morbide ed elastiche per garantire quel movimento flessuoso all’inchiku ma anche con il nerbo giusto per non collassare con prede di buone dimensioni, per non parlare poi dei mulinelli che possono essere scelti solo tra i rotanti, gli unici a garantire sensibilità in discesa, potenza e velocità nel recupero e una frizione adeguata. IMG-20180729-WA0009

Così, metti una mattinata di fine luglio che si preannuncia rovente  sin dalle prime ore dell’alba, metti un paio di amici fidati  che poi  sono tra i pochissimi  in grado di sopportare il Pirata in barca, aggiungi al tutto l’idea bislacca di cercare gli occhialoni, noti anche come besughi su secche profonde distanti decine e decine di miglia da terra ed avrete il quadro d’insieme di una avventura unica. Già raggiungere la posta  è un impresa epica, individuare il punto giusto grazie ad un way point segnato dal mitico Maz che da lassù ci ha voluto fare un grande regalo, ha un che  quasi di esoterico  da quarta dimensione. Ma la realtà oggettiva è che ci vuole un eternità ad arrivare sul fondo mentre osservi il filo che assume un angolo che proprio non ti piace.IMG-20180729-WA0005

Aumenti la grammatura e qualcosa cambia ma stai sempre scarrocciando a 0,5-0,6 non è tantissimo ma quando sei a profondità  over 100 con centinaia di metri di filo in acqua le cose  sono ben diverse dallo stare a 60 metri. I “guru” hanno detto che così non stai in pesca, ma i “guru” qui non ci sono mai stati e queste profondità le hanno solo viste sulle carte nautiche, i “guru” hanno detto che ormai i ferri sono “inappetibili” e che devi rivolgerti solo  alla gomma ed al  vinile, il solito “markketing” al quale non hai mai dato retta…e per fortuna. Così tu e gli amici a bordo ve ne strafottete delle “bibbie umane”  e continuate la “passata” anche con il filo in diagonale.IMG-20180729-WA0000Il primo Pagro (Pagrus Pagrus) arriva inaspettato, una autentica sorpresa sulla canna di Vinicio dopo un recupero che sembra un eternità, mentre io nella mezz’ora che segue mi permetto il lusso di perdere almeno 3 bei pezzi, tutti slamati a quote differenti.Nemmeno il tempo di sacramentare che arriva la botta giusta, la canna si piega allo spasimo in acqua (lo so sto scivolando nel raccontino emozionale anch’io) ma vi giuro che è andata così. Pare che non ci sia fine all’incerto  recupero e dopo averne persi tre mi roderebbe molto  il culo se anche questo dovesse slamarsi, per cui sono un po più accorto del solito e concedo qualche grammo in meno di frizione, cosa rarissima per me che sono notoriamente anche chiamato “No Drag”IMG-20180729-WA0007Poi è la volta di Aurelio, ad avere la sua chance,  l’unico di noi che utilizza il fisso e fa il doppio della fatica nel recupero. Avremo potuto continuare ancora e magari arricchire il carniere ma alla vista di quei meravigliosi pagri dalle sfumature rosate e le fasce rosso mattone ci siamo guardati e abbiamo preso la via del ritorno, quando il giorno stava appena cominciando. La dimostrazione lampante che Inchiku & Co. funzionano alla grande e funzioneranno sempre per coloro che vorranno crederci e che  vorranno provare a scoprire nuovi fondali accettando le inevitabili sfide ambientali delle grandi profondità da dove arrivano i pesci che non ti aspetti. IMG-20180729-WA0003 a


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