» 15 ott 2019

Don McCullin e la Fotografia mancata

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Per chi ha iniziato con la Fotografia alla fine degli anni ‘70 come il sottoscritto, da una vita sempre e solo fotografo, rivolgersi alla fotografia cosiddetta allora “sociale” o di “denuncia” era logico e naturale come ora lo è per i ragazzi chattare sui vari social. Nomi di fotografi leggendari come Robert Capa,  W. Eugene Smith o quasi sconosciuti come, William Klein, Joseph Koudelka, Peter Magubane e Don McCullin appunto di cui c’èC3CV3U2SOAZRRKU62O6UXPLVHY TMM29COVER_a_367449jstata una recente mostra alla galleria Tate Britain di Londra delle sue immagini più famose, sono stati punto di riferimento per più di una generazione di fotografi. Il bianco e nero essenziale era una sorta di bandiera sotto la quale ci riconoscevamo tutti allora. Don McCullin era uno dei miei preferiti, nato nel 1935 in un sobborgo della periferia nord di Londra, il famigerato  Finsbury Park, dove ha vissuto un infanzia ed un adolescenza difficile, tra risse di bande rivali e atti di teppismo, era insomma quello che di solito viene definito “un ragazzo difficile”. Lascia la scuola e si arruola nella RAF dove diventa assistente fotografo, imparando la tecnica. Rientrato in patria ha la fortuna di fotografare una banda di quartiere, tra i cui componenti c’è un ricercato per2_24 omicidio, la sua foto viene pubblicata sul The Observer ed inizia la sua carriera di fotografo di cronaca. Un carattere rissoso, eredità della dura vita di strada, poco propenso ai compromessi ed al rispetto dell’autorità costituita, inizia a viaggiare per documentare i grandi e piccoli conflitti, le carestie e gli sconvolgimenti naturali. Il Vietnam, la Cambogia, il Biafra, saranno il teatro dei suoi scatti più famosi che sono diventati ormai l’essenza del dolore e dell’inutilità di tutte le guerre e il simbolo delle disuguaglianze tra un mondoShell-Shocked-Marine-177-1 BIAFRAoccidentale ricco e opulento ed un’ umanità di cui nessuno vuole parlare. Don McCullin è sempre stato  più vicino agli ultimi con il suo sguardo ravvicinato, secco, essenziale, senza cercare l’”effetto del dolore” a tutti i costi che si vede invece in tanti reportage di guerra attuali, dove l’immagine diventa truce resoconto fine a se stesso o per far guadagnare notorietà in qualche prestigioso concorso. Forse perché il dolore era stato parte della sua vita è riuscito  ad avvicinarsi così vicino da riprenderlo con naturalezza quasi “artistica”14anche se questo non è mai stato nelle sue intenzioni. Come tutti i fotografi di guerra ha rischiato la vita diverse volte e su più fronti, in Cambogia una scheggia di granata colpì la sua Nikon F mentre stava inquadrando la scena dell’esplosione e lo salvò e ha diverse ferite di proiettile sul corpo. Non riusciva mai a mantenere una certa distanza con gli eventi che riprendeva, in Vietnam durante un attacco ad una pattuglia, si trovò a trasportare un ferito sotto il fuoco, lasciando per un attimo le macchine fotografiche. Il suo profondo rispetto per la morte, per le persone sofferenti, traspaiono naturalmente dalle sue stampe, facendo emergere l’aspetto più16-ontheedge3 umano del suo carattere. Nel 1981 si licenzia dal Sunday Times appena passato di proprietà a Rupert Murdoch perché in disaccordo con la nuova linea editoriale ma continuerà a fotografare sui vari e tanti  fronti per altri  anni, anche se le regole dei fotografi al seguito delle truppe sono cambiati drasticamente e l’informazione quasi “addomesticata” e Donald McCullin l’ insofferente per natura, non riesce ad adattarsi a questo stile. Per un uomo che ha trascorso cinquant’anni della propria vita tra sangue, dolore e atrocità di ogni genere, ormai restano solo i fantasmi e gli incubi. 16-ontheedge2

Deluso ed amareggiato quando non viene accreditato durante la guerra delle Falkland, Malvinas e quando per motivi burocratici perde l’occasione di documentare nel 1984 la grande carestia in Etiopia capisce che ormai la fotografia indipendente è finita ma ciò non lo tiene lontano dall’Afganistan, dalla guerra del Golfo, dalla recente  guerra in Siria contro l’Isis. Oggi, dopo 3 matrimoni Donald McCullin cerca la pace ai suoi peggiori ricordi nella dolce campagna del Somerset  fotografandone i paesaggi e riordinando il suo immenso233 archivio. Ma a guardare bene queste ultime sue fotografie dai toni scuri ed opprimenti si intuisce che Donald non ha trovato quella pace che cercava:…”i miei occhi ormai si sono abituati all’oscurità”!


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