» 23 ago 2019

ABU GARCIA Toby la Storia

ABU-GARCIA-Toby-History-cover

L’interesse suscitato da un recente post sulla pagina ufficiale del mio amico fotografo e pescatore Henry Gilbey, dedicata all’ ondulante Abu Toby mi ha spinto a pubblicare una sorta di Storia di questo particolarissimo ondulante metallico che tanto successo ha riscosso in anni passati e che  personalmente  ancora uso nello spinning in mare con enorme soddisfazione, soprattutto nella ricerca della spigola sulla lunga distanza. Mi rendo anche conto che oggi, parlare di un esca che ha quasi 65 anni potrà sembrare alle giovanissime leve dello spinning, piuttosto anacronistico e superato ma vi assicuro cheAbu-Toby-1 questo artificiale, in particolari circostanze non ha rivali… “Lo vidi per la prima volta più di 35 anni fa, su una spiaggia mentre ero già alle ultime fasi di  una battuta di surf casting infruttuosa, all’alba presso una foce di una spiaggia della costa della Sardegna occidentale. Un signore armato di stivaloni di gomma era entrato per alcuni metri sullo sbocco della foce e lanciava quello che a prima vista mi parve un piombo lucido,  non vedendo il terminale con l’esca mi incuriosii anche perché dopo ogni lancio recuperava istantaneamente quel coso argentato. Ma fu solo quando vidi la corta canna animarsi eAbu-Toby-9 piegarsi che decisi di avvicinarmi. Una spigola di svariati chili si dibatteva sulla sabbia della battigia con in bocca uno strano coso di metallo luccicante…” Fu il mio primo incontro con l’ Abu Toby e quell’esperienza fatta nella metà degli anni ‘80, doveva cambiare radicalmente il corso della mia vita di pescatore sportivo. Da allora l’ho sempre portato con me, non solo nelle battute di spinning in Mediterraneo, con le dovute modifiche, cambiando ancorette e spesso usando solo grossi ami singoli e split ring adeguati, ci ho preso barracuda enormi ai Caraibi, salmoni  e merluzzi in Norvegia, troteKahawai-in-N.Zelandacon-Abu-Toby di mare nel mar Baltico delle coste finlandesi, lucci e trote lenok in Siberia,  coral trout sulla Grande Barriera australiana e kawahai su Astrolabe reef nella Nuova Zelanda del Sud. La storia di questo artificiale è poco conosciuta, a differenza di quella dei minnow finlandesi della Rapala. L’ Abu Toby era stato appena realizzato nel 1955  come ha riportato lo storico e presidente per lungo tempo  dell’azienda svedese,  Lennart Borgström nel suo libro Abu & Garcia, per insidiare le trote di mare a spinning imitando le piccole sand eel che in Danimarca si chiamano appunto “Tobis”. Per la sua realizzazione siTorsjo15g-Abu-Garcia prese spunto da  un altra esca metallica  dell’ Abu, l’ondulante  Torsjõ (foto in alto). Ma il prototipo del Toby non nuotava in modo naturale come i progettisti avevano pensato,  allungando semplicemente il corpo, ma tendeva a ruotare senza produrre alcun movimento. Fu uno di questi, Ove Soldemyr, ad avere l’idea di aggiungere le pinne laterali come nel Torsĵo, ma i risultati furono ancora deludenti, sino al momento in cui Ove posizionò le piccole pinne nella parte finale, conferendo loro un miglior profilo idrodinamico. Era nato il Tobis che poi fu chiamato “Toby” per rendere il nome piùAbu Toby esemplari originali made in Sweden familiare al grande mercato statunitense, verso il quale si affacciava la ditta svedese.  In quegli stessi anni in Norvegia e comunque in tutta l’area scandinava si realizzavano  la maggior parte degli ondulanti metallici, e la norvegese Sølvkroken mise in commercio all’inizio degli anni ‘60  un ondulante assai simile al Toby per via delle piccole pinnette colorate in rosso, il cui nome Odino,  era ripreso dalla mitologia nordica.  Non è chiaro se questo dette avvio da parte dell’Abu ad una vertenza legale sul copyright ma l’Odino della Sølvkroken non ebbe vita lunga e fu ritirato dal commercio negli anni ‘80. Odin Solvkroken Norvegia

Possiamo ben dire che la clonazione delle esche non è affatto un problema recente ma come abbiamo visto sino dalle origini degli artificiali, c’è sempre stato chi ha copiato i prodotti di successo! E di successo il Toby ne ebbe davvero tanto, sino a diventare il simbolo stesso degli artificiali dell’azienda svedese, rimanendo immutato nella forma e colore sino ai giorni nostri. Per cinque anni dalla sua nascita, fino alla fine del 1959, l’unica offerta del Toby era la versione argentata da 7g 60mm e 18g 90 mm, fu  nel 1960 che venne iniziata a produrre quella da 12g per 75 mm  ed un anno dopo quella da 15g.Toby2005NNa Bisogna aspettare il 1964 perché vedano la luce i modelli da 20g per 70mm e da 28g da 90 mm.  Seguono decine e decine di modelli che solo per elencarli singolarmente ci vorrebbe un enciclopedia, sino al 1981, data fatidica nella quale avviene la prima delocalizzazione del marchio Abu,  gli artificiali non verranno più prodotti a Svangsta, sede storica in Svezia ma  a Taiwan. Nel 1985 il Toby si snellisce e diventa Toby Slim, un omaggio alla vecchia idea di realizzare degli artificiali che assomigliassero realmente alle sand eel, pesci  dal profilo sottile, questa volta arricchiti da una pellicolaABU TOBY Slim adesiva olografica. Non sarà una scelta premiata dal mercato, il Toby Slim evidenzierà diversi problemi nel nuoto e personalmente dopo averlo usato ripetutamente, ho deciso di metterlo in pensione nell’armadio degli artificiali sfortunati. In anni recenti il brand Abu Garcia viene acquisito dal brand Pure Fishing che annovera anche Penn e  Mitchell e delle cui varie vicissitudini abbiamo scritto più che ampiamente anche da questo blog. Nel frattempo nascono cloni più o meno riusciti  del Toby e la stessa produzione spostata in Cina spesso non riesce a produrre la qualità degli artificiali fabbricati in Svezia. NonAbu-Toby-12 LUMINAR sappiamo dirvi se si tratta della densità del metallo utilizzato, anche se apparentemente la forma è identica o di cos’altro. In ogni caso l’Abu Toby da 28g e da 20g nella sua versione Silver o in quella colorata Blue (che però viene via con una certa facilità con l’uso) fanno ancora il loro sporco lavoro di pungere le spigole, e non solo quelle,  anche oggi. Certo non sono esche facili, non sono efficaci in ogni tipologia di ambiente marino, se non si sanno recuperare adeguatamente si rischia d perderle con facilità e non servirebbe sostituire l’ancoretta con un amo singolo in coda. C’è una profondità di recupero per ogniAbu-Toby-4 situazione, per ogni grammatura utilizzata,  come c’è una velocità di recupero per ogni ambiente e condizione meteo marina.  Non sono artificiali  modaioli, non fanno figo, non ci sono prostaff che ne decantino le lodi sperticatamente (anzi molti di questi  proprio neanche li conoscono) e per finire sono persino complicati da acquistare, forse in qualche vecchio fondo di magazzino di negozi in saldo a rischio chiusura. Sono esche “vintage” come vengono definite elegantemente le cose vecchie e passate e per questo snobbate dalle nuove e giovani leve. Ma siccome in mare, per fortuna, valgono e varranno sempre  iAbu-Toby-2 seppia fatti e non le chiacchiere da social dei mille gruppi su Facebook e Instagram e poiché  le spigole e gli altri pesci per fortuna non seguono le mode, continueranno ancora imperterriti a mordere a questi “vecchi” pezzi di ferro. Regalando, a quei pochissimi che li sanno ancora manovrare a dovere,  le stesse immutate emozioni di un tempo. Quelle impagabili ed uniche sensazioni  che si ritrovano sfogliando vecchi album di fotografie in bianco e nero,  che ci ricordano sempre da dove siamo venuti e da dove è nata questa insensata passione.


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